DAD e Inclusione

Consigli per insegnati e genitori


La scuola deve essere un collante sociale, anche in questo momento in cui non si è vicini fisicamente, ed è evidente che l’attenzione agli alunni con disabilità o altre difficoltà deve essere maggiore. La didattica a distanza, da più di un anno, ha imposto a tutti una riorganizzazione delle prassi consolidate e una ridefinizione dei tempi, degli strumenti e delle metodologie. Ma non dimentichiamo che le tecnologie sono sempre stata occasione di inclusione. La tecnologia può e deve potenziare e accelerare la didattica. Un uso consapevole del digitale che possa essere messo a servizio di bambini, informati, curiosi, creativi e liberi. Crediamo che insegnanti in grado di cambiare metodologia, lessico e strumenti siano una ricchezza per tutta la comunità educante. Di fronte a uno scenario profondamente cambiato e in presenza di sfide nuove, c’è chi ancora non comprende che il digitale non è un mondo a parte, ma un’estensione della realtà. Lo scoppio della pandemia ha messo in luce la fragilità del quotidiano lavoro di inclusione di quelle fasce di popolazione scolastica più a rischio di esclusione e insuccesso scolastico. Quindi si rende necessario ripartire dagli studenti più vulnerabili. In ogni classe sono presenti alunni che, per vari motivi, richiedono una speciale attenzione: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse e l’insegnante riveste un ruolo importante nell’interazione a distanza con l’alunno. Emerge, nuovamente, in questo difficile momento, la grande importanza del lavoro innovativo del docente che dovrà effettuare scelte condivise, mettere in campo nuovi progetti, programmi di inclusione, strategie, personalizzazione e diversificazione dei percorsi e tanti altri strumenti per garantire un’educazione adeguata e di qualità per tutti. 
 
Un primo passo a cui si può fare ricorso è il lavoro sul piccolo gruppo. In questo caso, la situazione di necessità potrebbe diventare virtù: se è vero, infatti, che sul piano organizzativo si sono dovuti riadattare tempi e durata delle lezioni ordinarie (più brevi di quelle in presenza e non di rado in fasce orarie anche pomeridiane), è anche vero che molti insegnanti trovano funzionale “incontrare”, o “reincontrare” i propri alunni in orari dedicati e magari per brevi periodi, per puntualizzare, in un piccolo gruppo, alcuni aspetti delle lezioni rivolte alla classe. Una modalità del genere non è sempre esperibile nella didattica ordinaria, dove la gestione del tempo-scuola, specialmente nella scuola secondaria, non facilita la creazione di piccoli gruppi o interventi didattici di recupero anche per frazioni di ora.
Nel piccolo gruppo trova maggiore spazio di ascolto chi potrebbe avere delle difficoltà a inserirsi nel gruppo anche quando si trova in classe con i compagni, in presenza; in una videoconferenza a distanza, inutile negarlo, emergono delle criticità che ognuno di noi ha imparato a conoscere bene in questo periodo: possono aversi rumori di fondo, problemi di attivazione dei video, distrazioni domestiche, e la mancanza del contatto visivo diretto del docente, a tenere viva l’attenzione, può essere un serio deficit per chi fa fatica a concentrarsi. L’ideale potrebbe essere affiancare dei brevi interventi didattici sul piccolo gruppo a quello sull’intero gruppo classe. Ciò è permesso utilizzando dei laboratori che si svolgono nelle classi virtuali, che rendono possibile una discussione partecipata, un coinvolgimento maggiore degli alunni che hanno necessità di essere inclusi e sono messi più agevolmente in grado di elaborare riflessioni metacognitive, strumento essenziale per l’accesso a ogni tipo di apprendimento. Possiamo anche proporre un secondo passo sperimentale, quello di esperienze di co-docenza virtuale, le quali potrebbe far venire alla luce una modalità didattica dall’alto potenziale inclusivo: presentare un argomento (o meglio, un’attività laboratoriale) da diversi punti di vista e con approcci diversi, dà alla lezione un taglio meno settorializzato, trasversale, interdisciplinare come sarebbe giusto, anche senza il lavoro a distanza. L’alunno che ha maggiore bisogno di essere “catturato” nella relazione e nell’accesso all’apprendimento, attraverso un prisma costituito dalle diverse possibilità di risoluzione di un problema, i differenti punti di vista delle varie discipline, focalizza con maggiore efficacia il proprio apprendimento intorno a un macro-argomento, interpretando meglio le ragioni degli elementi strutturali che sta affrontando e trovando più facilmente le risposte alle proprie domande metacognitive. 

Un terzo passo è quella della condivisione, resa possibile dall’utilizzo di strumenti di interazione tra alunni e insegnanti ma anche tra alunni e alunni.  La maggioranza degli strumenti digitali disponibili oggi per la didattica è orientata alla costruzione collaborativa: si organizzano presentazioni multimediali insieme ai compagni, si elaborano testi a quattro e più mani (come fossero sceneggiature cinematografiche), si completa una mappa concettuale iniziata dal docente, si disegna e si compone musica grazie agli strumenti di condivisione in cloud: le possibilità offerte dalla tecnologia spingono a potenziare al massimo la creazione condivisa dell’apprendimento.  

Quarto e ultimo strumento, che non può mancare da nessuna relazione didattica è quello del  feedback. Senza feedback non c’è didattica, ma soprattutto non c’è didattica a distanza. Solo se si garantisce una circolazione a doppio senso delle informazioni, e la si garantisce a ciclo continuo, il discente può apprendere (comprendendo i propri errori) e il docente può valutare. D’altronde, se si osservano i docenti al lavoro in questi giorni, si vede un esercito di correttori infaticabili che si sforzano di assicurare la risposta ai propri alunni: perché sanno che in quella risposta sono riposte enormi aspettative da parte dei ragazzi, e non solo sotto il profilo valutativo, ma anche dal punto di vista emotivo-relazionale. Il compito corretto è pur sempre una forma di relazione che va a sostituire quella amata-odiata che si svolge nella vita di classe. Che sia il Registro Elettronico, o una delle tante piattaforme di interazione per lo svolgimento di test, magari sotto forma di gioco, o una classe virtuale, la risposta della scuola può arrivare all’alunno in maniera molto semplice e immediata.È anche in virtù del portato psicologico costituito dal feedback dell’insegnante, oltre naturalmente alla sua ricaduta pedagogica, che assicurare la risposta agli alunni significa contribuire ad assicurarne l’inclusione. Potremmo concludere nel ribadire il ruolo determinante che hanno i docenti che, in questo momento di incontrollabile epidemia, sono chiamati a rivedere (talvolta intervenendo sugli strumenti e sulle attività, oltre che sulla metodologia), la progettazione, prediligendo con cura le micro-abilità da raggiungere e quelle competenze chiave che è necessario implementare ulteriormente, avendo considerazione del nuovo ambito di apprendimento. Suggeriamo:

  1. Mantenere un contatto costante con i genitori dell’alunno, monitorando l’evoluzione dei comportamenti che vengono manifestati a casa. In questa fase di lavoro a distanza la mediazione dei genitori diventa fondamentale ma molti genitori non possiedono gli strumenti e le conoscenze necessarie per affiancare gli studenti e sostenerli in questa fase. Gli insegnanti possono allora aiutare i genitori spiegando loro i motivi e le difficoltà del bambino, favorire in loro una maggiore presa di consapevolezza, e soprattutto dare indicazioni pratiche per la gestione dello studente nella vita quotidiana. L’obiettivo è quello di abbassare il livello di stress a carico del sistema famiglia, e promuovere le capacità dei genitori di trovare una soluzione ai problemi di gestione dello studente.
  2. fornire allo studente il supporto emotivo-motivazionale necessario, valutabile dal docente stesso di caso in caso, per far sì che l’alunno si senta accolto nella”classe virtuale” e valorizzato per le sue capacità.
  3. organizzare attività laboratoriali “a distanza” che prevedono la partecipazione di bambini in piccolo gruppo (es. momenti di merenda, disegnare insieme, momenti di gioco e interazione-relazione).
  4. lavorare anche in modalità asincrona, ad esempio registrando le lezioni live e chiedendo ai genitori di farle vedere allo studente quando manifesta una maggiore attenzione, attraverso l'utilizzo di whatapp.
  5. per bambini che non accettano di svolgere l’attività a distanza, non sono in grado di utilizzare la strumentazione o evidenziano altre problematiche è opportuno mantenere comunque rapporti con i genitori monitorando le attività che gli studenti svolgono a casa durante la giornata.
  6. chiedere ai genitori di condividere con l’insegnante le attività che l'alunno svolge con loro a casa, caricando nell’aula virtuale i lavori svolti dallo studente (un disegno, una frase, ecc.).
  7. monitorare le esperienze dello studente non solo rispetto all’acquisizione di nuove conoscenze, ma soprattutto per la sua capacità di leggere e comprendere questa difficile fase di sospensione delle attività didattiche in presenza: come sta vivendo le esperienze di DAD? quali difficoltà incontra dal punto di vista cognitivo e motivazionale? quali risposte sta proponendo? La finalità educativa dei nostri interventi deve sempre essere il benessere e l’inclusione della persona, e in questo caso anche il benessere di tutto il sistema- famiglia, all’interno di un progetto di vita che sarà ripreso appena possibile;
  8. inziare la stesura di un diario dove verranno annotati i comportamenti più significativi dello studente durante il periodo di sospensione della didattica in presenza. Il diario è uno strumento utilizzato principalmente nell’osservazione esperienziale. Nel diario si possono descrivere, in forma di narrazione libera, tutte le informazioni ritenute rilevanti per la comprensione dell’evento che si intende narrare – in questo caso per verificare l’efficacia degli interventi di DAD proposti e le eventuali criticità emerse-. I docenti compilando il diario ( che potrebbe essere allegato al PEI al termine dell’anno scolastico) avranno a disposizione un materiale esperienziale sul quale ritornare a riflettere per una maggiore consapevolezza dei vissuti e delle esperienze mentali che hanno accompagnato gli studenti e le loro famiglie.
      
    Ed infine due consigli anche per i genitori: 
    9. Controllare sempre e stare attenti certo, ma non invadete lo spazio dei vostri figli. Il momento della scuola, anche se fatto da casa è solo loro. Questo è l’ambiente dov’è chiamato ad essere se stesso ed anche a comprendere chi è, quali sono i suoi talenti, ma anche le sue debolezza e i suoi sbagli. 
    10. Ad ogni età corrisponde l’uso corretto del digitale: l’attenzione massima va riservata all’uso consapevole  di internet che non vanno demonizzati ma conosciuti.

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